09/08/2013 - La conta dei cromosomi per valutare la salute dell’embrione

Per prevedere come possa andare una gravidanza e se l'embrione sia destinato a svilupparsi correttamente, è sufficiente contare i cromosomi.

Si chiama Microarray CGH, Microarray Comparative Genomic Hybridization, una nuova tecnica al servizio della fecondazione assistita che grazie ad un’analisi genetica permette di analizzare i cromosomi a cinque giorni dalla formazione dell’embrione, prima che venga impiantato.

Se n'è parlato al recente Congresso Nazionale di Medicina della Riproduzione di Riccione. Con questa metodologia è possibile avere il quadro completo di tutto il corredo cromosomico dell’embrione, mentre prima si faceva solo uno screening di una decina di cromosomi. Questo abbassava di molto la probabilità di individuare anomalie genetiche come la sindrome di Down (trisomia 21), causata da un cromosoma in più, o la sindrome di Turner, dovuta a un cromosoma in meno.

Secondo Andrea Borini, presidente della Società Italiana di Conservazione della Fertilità, "sulla base di questa analisi è possibile prevedere se l'embrione ha la possibilità di continuare a crescere una volta impiantato, oppure se non è in grado di svilupparsi".

Si calcola che nelle donne fra 30 e 40 anni circa la metà degli embrioni presentano anomalie, mentre nelle donne sopra i 40 anni circa tre quarti degli embrioni non hanno il numero corretto di cromosomi.

Secondo la Società della Riproduzione Europea (ESHRE), questa diagnosi genetica dell’embrione dovrà essere applicata alle coppie che hanno avuto già tre tentativi di impianto embrionale falliti, alle madri in età avanzata (36 anni compiuti) o in casi di abortività ripetuta senza aver riscontrato le cause.

Fonti: Lettera 43, Tgcom24 - Salute