Fecondazione in vitro: calcolo delle probabilità di gravidanza
E’ già noto che, per migliorare la consulenza, la selezione dei pazienti e il processo decisionale clinico nella fecondazione in vitro, sono stati sviluppati una serie di modelli di previsione. Questi modelli però, sono limitati in quanto sviluppati prima che fossero stabiliti gli attuali protocolli clinici e di laboratorio.

Questo studio prende in esame 2.621 cicli di 1326 coppie che erano si erano sottoposte a  FIVET o ICSI tra gennaio del 2001 e luglio del 2009.

Il set di validazione ha incluso i dati aggiuntivi di 515 cicli di 440 coppie trattate tra agosto 2009 e aprile 2011. Il punto di interesse era una gravidanza in corso dopo il trasferimento di embrioni freschi o congelati, scongelati nel medesimo ciclo di FIV. Se una coppia è rimasta incinta dopo un ciclo di FIV/ICSI, il follow-up è stato portato avanti fino ad un'età gestazionale di almeno 11 settimane.

Sono stati esclusi i cicli di FIV/ICSI nel caso di ovocita o di donazione di embrioni, di spermatozoi recuperati chirurgicamente in pazienti positivi per il virus dell'immunodeficienza, di sindrome da iperstimolazione ovarica o altre ragioni mediche e non mediche impreviste.

Risultati: sono state esaminate tredici variabili per arrivare alla previsione finale.

Per tutti i cicli, si è presa in considerazione l’età della donne, la durata della subfertilità, un’eventuale precedente gravidanza, la subfertilità maschile, una diminuzione della riserva ovarica, endometriosi, FSH basale e il numero di cicli di FIV falliti.
Dopo il primo ciclo le variabili comprendevano la fecondazione, il numero di embrioni, la presenza di embrioni di 8 cellule il giorno 3 e la presenza di morule. Gli esiti considerati dallo studio erano le gravidanze in corso.

Questo modello è il primo a calcolare le probabilità di una gravidanza in corso con la fecondazione in vitro, sia per il primo ciclo sia dopo ogni tot di cicli falliti. La generalizzabilità del modello a tutte le cliniche deve essere valutata più ampiamente in studi futuri.

FONTE: PubMed