12/10/2012 - Grassi, fumo, caffè: i nemici della fecondazione

Durante il 28° convegno dell’ESHRE (Società europea di riproduzione umana ed embriologia) di Istanbul sono emersi nuovi fattori di rischio sulla PMA, legati allo stile di vita e alle abitudini alimentari.

Più di uno studio ha infatti sottolineato l’importanza dello stile di vita nel successo della PMA.
Soprattutto l’alimentazione, ma anche fumo di sigaretta, alcol e forte consumo di caffè influenzano la qualità di ovociti e spermatozoi.

Secondo lo studio danese di Ulrick Schioler Kesmodel, della Fertility Clinic di Aarhus, su 3.959 donne, cinque tazze di caffè americano al giorno ridurrebbero le chance di successo della fertilizzazione in vitro di circa il 50 per cento. "Ma non è chiaro - spiega il ricercatore - se l'effetto è dovuto alla caffeina, perché se fosse così dovremmo considerare anche il tè, il cioccolato, alcuni soft drink. Il legame tra caffeina e fertilità è stato studiato in passato, con risultati divergenti".

Altri studi hanno messo in evidenza il rapporto molto stretto tra status nutrizionale e fertilità: spesso maschi e femmine sottonutriti hanno problemi di infertilità. Così come al contrario, la qualità di ovociti e spermatozoi peggiora con l'aumento di peso, tanto che ci si domanda provocatoriamente se le donne obese debbano ricevere trattamenti per l'infertilità. Ad esempio, Malta ha posto come limite per l'accesso alle terapie di Pma che la donna non fumi da almeno sei mesi e che il Bmi sia entro la norma.

Inoltre, secondo i risultati dello studio Earth della Harvard School of Public Health un livello di assunzione elevato di alcune tipologie di grassi, non solo fa diminuire il numero di ovociti da utilizzare, ma provoca un peggioramento della qualità dell'embrione nella fertilizzazione in vitro.

Durante il convegno si sono festeggiati i 5 milioni di bambini nati grazie alle tecniche di fecondazione assistita, ma è anche emersa una diminuzione delle coppie che si sottopongono ai cicli, soprattutto per motivi economici.

FONTE: Repubblica.it