08/03/2016 - Scoperto un test per riconoscere la cellula uovo più “capace”

Uno studio pubblicato su Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences) e condotto presso la University of California, con la collaborazione dell’Università Statale di Milano, apre la strada ad un test non invasivo per riconoscere la cellula uovo con le migliori capacità di portare a termine una gravidanza dopo la fecondazione. 

Secondo questo studio sarà possibile distinguere la cellula uovo con il pattern di secrezione ottimale, di conseguenza la cellula più adatta a sostenere lo sviluppo dell’embrione. 

Ma come funziona il meccanismo alla base del test? 

La cellula uovo è in grado di comunicare con l’ambiente circostante e modificarlo grazie alla secrezione di molecole segnale. Nelle ore che precedono l’ovulazione, il pattern di secrezione della cellula uovo cambia drasticamente. Questo cambiamento è percepito dalle cellule circostanti, il cui apporto è essenziale per sostenere i successivi eventi di ovulazione e fecondazione. Quando la cellula uovo è sana e adeguatamente sviluppata, queste molecole segnale si accumulano velocemente nel fluido follicolare circostante e possono essere individuate mediante test che non danneggiano la cellula uovo stessa o il futuro embrione. Ad esempio, si può identificare l’interleuchina 7, il cui accumulo è stato messo in relazione con l’abilità della cellula uovo di maturare ed essere fecondata. Sfruttando questa proprietà sarà possibile distinguere la cellula uovo con il pattern di secrezione ottimale, di conseguenza più adatta a sostenere lo sviluppo dell’embrione. 

Secondo i ricercatori, lo sviluppo di screening non invasivi è importante e necessario per assicurare sistemi di procreazione medicalmente assistita più efficaci e sicuri per la salute delle donne e degli embrioni. 

FONTE: AGI Press; Rif: Dynamic secretion during meiotic reentry integrates the function of the oocyte and cumulus cells; Hakan Cakmak, Federica Franciosi, A. Musa Zamah, Marcelle I. Cedars, and Marco Conti; Pnas doi: 10.1073/pnas.1519990113