L’ormone anti-mulleriano, PCOS e riserva ovarica

L'Ormone Anti-Mülleriano (AMH) è una glicoproteina prodotta dalle cellule granulose nei follicoli ovarici primordiali, la cui produzione diminuisce e si arresta nel momento in cui i follicoli si ingrandiscono.

L’AMH è utilizzato primariamente come marcatore dell’età ovarica, in quanto il numero dei follicoli primordiali decresce progressivamente durante la vita di una donna e virtualmente si azzera al momento della menopausa. I valori di AMH si riducono consensualmente alla riduzione dei follicoli ovarici per cui la sua misurazione può dare un’idea di quale sia la riserva ovarica di una donna.

AMH e PCOS

Recenti studi hanno dimostrato anche una correlazione tra livelli aumentati di AMH e sindrome dell’ovaio micropolicistico. Infatti nelle donne affette da questa condizione (quasi il 10% delle donne in età fertile) vi è un aumentato numero di follicoli ovarici del diametro di 2-5 mm e questo spiegherebbe l’aumento dell’AMH.

Questo esame, sebbene non sia di routine, viene in genere proposto come esame alternativo nel caso in cui si sospetti la sindrome (oligo-amonorrea, iperandrogenismo clinico, insulinoresistenza) e non sia possibile eseguire una ecografia ovarica transvaginale.

Il ruolo dell’Ormone Anti-Mülleriano è molto importante, in quanto regola la follicologenesi ovarica, cioè controlla la formazione dei follicoli primari e inibisce l’eccessiva stimolazione follicolare dal parte dell’FSH.

Recentemente, questo ormone è stato proposto come marker per predire la risposta ovarica alle gonadotropine.

Cos’è la riserva ovarica?

Con il termine di riserva ovarica si intende il patrimonio ovocitario presente in quel determinato momento. E’ inversamente proporzionale all’età, anche se, in alcuni casi, questo patrimonio può subire una diminuzione più o  meno precoce.  

Nel corso della vita fetale il patrimonio ovocitario presenta la sua massima espressione con circa 6-7 milioni di  ovociti intorno alla 20a settimana di gestazione.

Progressivamente tale numero si riduce, per cui alla  nascita vi sono 1-2 milioni di follicoli (e quindi di ovociti) che diventano 300-500 mila al momento della pubertà, 25  mila intorno all’età di 37 anni, fino a ridursi a circa mille all’età di 51 anni, cioè al momento in cui mediamente  insorge la menopausa.

La progressiva riduzione della riserva ovarica, e quindi del numero di ovociti disponibili,  si accompagna ad una progressiva riduzione della loro qualità, ovvero di quegli aspetti biologici che si correlano alla  capacità di concepire.

Quali fattori possono influenzare la riserva ovarica?

Il declino della riserva ovarica con il progredire dell’età varia notevolmente da soggetto a soggetto per cui in alcuni  casi possiamo avere condizioni di rapido esaurimento della stessa con conseguente riduzione della fertilità  anche in età relativamente giovane (già verso i 30 anni), mentre in altri essa tende a mantenersi più o meno stabile anche in età più avanzate.

E’ quindi evidente che alcuni fattori possono in qualche modo influenzare la fertilità della donna.

I fattori di ordine genetico possono agire a vari livelli: da un lato determinano il corredo ovocitario di partenza, dall’altro agiscono sui meccanismi di distruzione ovocitaria determinando il modo in cui si esaurisce la riserva ovarica.

Inoltre, bisogna tener conto dei fattori acquisiti, non di ordine genetico ma comunque importanti nel determinare il patrimonio ovocitario.

Primo fra tutti il fumo di sigaretta. A tal proposito, numerosi studi hanno messo in  evidenza come la menopausa compaia da uno a quattro anni prima nelle donne fumatrici rispetto alle non fumatrici, e  ciò sembrerebbe essere correlato ad un effetto tossico diretto del fumo di sigaretta a livello ovarico con conseguente aumentata distruzione del patrimonio follicolare.

Alcuni studi hanno evidenziato come il fumo di  sigaretta comporti un aumento di anomalie a livello del patrimonio genetico dell’ovocita proporzionale al numero di  sigarette fumate giornalmente.

Un altro fattore legato allo stile di vita è l’abuso di alcool il quale sembra associarsi significativamente ad una  riduzione della fertilità.

FONTI: Sismer, SiGO, SIERR