PCOS: nel terzo congresso ESHRE l’attenzione si sposta sui rischi per la salute

In un articolo apparso sulla rivista dell’European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE), Focus on Reproduction, si illustrano gli argomenti del terzo congresso internazionale sulla Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS), tenutosi ad Amsterdam alla fine dell’anno scorso, e si ripercorre l’evoluzione della ricerca nel corso dei precedenti congressi.

Il primo congresso internazionale sulla PCOS, che risale a 7 anni fa, ne analizza i criteri di diagnosi, arrivando a conclusioni (note come criteri di Rotterdam) che sono diventate una citazione classica nella letteratura scientifica. Infatti, i criteri elaborati durante quell’evento riconoscono che le donne affette da PCOS rappresentano una popolazione eterogenea che non può essere determinata da definizioni restrittive. Secondo questi criteri la PCOS può essere diagnosticata con buona certezza solo nelle donne che presentano almeno una delle seguenti caratteristiche: ovaie policistiche riscontrate con un esame ad ultrasuoni, iperandrogenismo e oligoamenorrea. I criteri di Rotterdam sostituiscono quelli elaborati nel 1990 dal National Institute of Health in cui la diagnosi di PCOS poteva essere fatta alla presenza di solo una delle seguenti caratteristiche: iperandrogenismo e assenza cronica dell’ovulazione.

Il tema del secondo congresso riguardava invece il trattamento della PCOS: oltre alle raccomandazioni sullo stile di vita, la prima linea di intervento indicata è l’induzione di ovulazione (con clomifene citrato) seguita da una terapia gonadotropinica o chirurgia ovarica laparoscopica e fecondazione in vitro (IVF).

Infine, l’ultimo e terzo congresso, tenutosi ad Amsterdam nel novembre 2010, sposta il dibattito scientifico sulle implicazioni che la PCOS ha sulla salute femminile nei primi e negli ultimi anni dell’età riproduttiva.

Secondo Adam Balen, ginecologo inglese, la diagnosi di PCOS nelle adolescenti può essere “confusa”. Infatti, molte delle caratteristiche normali di un adolescente possono essere simili a quelle della PCOS, come la morfologia ovarica o la regolarità del ciclo. Tuttavia, un’oligoamenorrea che continua per due anni dopo il menarca è per Balen un primo segno di PCOS e una caratteristica che fornisce una miglior previsione del manifestarsi di questa sindrome rispetto alle concentrazioni di LH o androgeni.

Felice Petraglia dell’Università di Siena, afferma che in età riproduttiva la presenza della PCOS è associata ad una più alta incidenza di aborto e ad esiti negativi della gravidanza. Affermazione che ha suscitato un dibattito sull’interpretazione dei dati derivanti dagli studi clinici. Petraglia sottolinea gli effetti negativi della PCOS sulla gravidanza attraverso i mediatori del diabete gestazionale, dell’ipertensione indotta dalla gravidanza, della preclampsia e della crescita ritardata del feto. Tali fattori negativi che condizionano la gravidanza non sono solo causati dall’obesità e Petraglia cita dati che mostrano una più alta incidenza di questi fattori in donne affette da PCOS rispetto a donne semplicemente obese.

Nel congresso è poi emerso come in tarda età, la PCOS comporti maggiori rischi di diabete di tipo 2 e di problemi cardiovascolari, rischi che sono amplificati nelle donne obese. Secondo le osservazioni del Nurses Health Study il rischio di diabete di tipo 2 è più che raddoppiato nelle donne che soffrono di ciclo irregolare e l’obesità può accrescere ulteriormente questo rischio.

Per l’endocrinologo Steve Franks, la PCOS è uno stato “prediabetico” che compare in giovane età; quindi la dieta e le raccomandazioni sullo stile di vita sono le vie più importanti per ridurre il rischio di diabete in età matura e di conseguenza anche il rischio di malattie cardiovascolari, che aumenta in presenza di diabete.

In conclusione, questo terzo congresso organizzato dall’ESHRE suggerisce un approccio multifattoriale nel trattamento della PCOS che sottolinea l’importanza delle raccomandazioni sulla salute, come perdere peso, fare esercizio fisico e smettere di fumare, e le abbina all’utilizzo dei farmaci.

Fonti: Focus on Reproduction, Gennaio 2011