La crioconservazione degli ovociti femminili

La crioconservazione è oggi utilizzata come metodo per conservare differenti tipi di cellule e tessuti, compresi gameti maschili, femminili ed embrioni.

Oggi, in Italia, dopo l’entrata in vigore della legge 40 del 2004, non è consentito il congelamento degli embrioni ma solo quello degli ovociti, dell’ovaio e dello sperma.

La crioconservazione degli ovociti umani permette di superare problemi etici e morali, legati alla crioconservazione degli embrioni e di evitare i problemi associati alla sindrome da iperstimolazione ovarica.

La crioconservazione applicata agli spermatozoi maschili è diventata una prassi molto comune negli interventi di PMA (procreazione medicalmente assistita), con ottimi risultati nella lotta dell’infertilità di coppia. Invece, la crioconservazione degli ovociti femminili non ha avuto lo stesso successo. I protocolli attualmente a disposizione consentono di ottenere una discreta sopravvivenza degli ovociti allo scongelamento, ma le percentuali di successo, in termini di qualità dell’embrione e di frequenza delle gravidanze, sono inferiori a quelle ottenute con ovociti non congelati o embrioni congelati. La letteratura internazionale è concorde nell’attribuire ad ogni ovocita congelato circa l’1-2 % di probabilità di impiantarsi in utero dopo la fecondazione.

Per questo motivo la crioconservazione degli ovociti è ritenuta ancora oggi una tecnica sperimentale, che ha comunque il vantaggio di:

• evitare di sottoporsi a nuove stimolazioni ovariche con somministrazioni farmacologiche per indurre la maturazione di più ovociti contemporaneamente, che verranno poi trasferiti e fecondati in utero;
• preservare il potenziale riproduttivo in donne che devono sottoporsi ad un trattamento di chemio o radioterapico per la cura di un tumore;
• preservare il potenziale riproduttivo in donne affette da altre malattie come cisti ovariche ricorrenti, gravi malattie infiammatorie del colon e malattie autoimmuni.

Le tecniche di crioconservazione note sono due:

Congelamento lento
Tecnica tradizionale che prevede il trattamento degli ovociti con soluzioni chimiche preparatorie, il trasferimento in un congelatore biologico fino a -150° C e successivamente la loro immersione in azoto liquido alla temperatura di -196° C.
Il protocollo di crioconservazione prevede l’esposizione degli ovociti ad un crioprotettore ed un programma di congelamento lento/scongelamento rapido utilizzando un congelatore programmabile.
Lo scongelamento deve avvenire in tempi rapidi per evitare la formazione di cristalli di ghiaccio intorno alle cellule. Spesso infatti gli ovociti scongelati risultano danneggiati e questo rende difficile la loro sopravvivenza e fecondazione e di conseguenza l’avvio della gravidanza.

Congelamento rapido o vitrificazione
Tecnica più innovativa nata proprio per evitare una maggiore esposizione degli ovociti a fattori ambientali e chimici che possano danneggiarli. A tal fine gli ovociti vengono congelati e portati rapidamente alla temperatura dell’azoto liquido (-196° C) e la cellula si “vitrifica” cioè si solidifica rapidamente senza formazioni di ghiaccio. Tuttavia, per ottenere questo risultato le sostanze chimiche preparatorie in cui viene immerso l’ovocita sono molto più concentrate e questo ha sollevato dei dubbi sui possibili effetti tossici. In ogni caso questa tecnica ha dato risultati migliori del congelamento lento, sia in termini di integrità biologica della cellula uovo dopo lo scongelamento, sia in termini di percentuale di gravidanze ottenute.
Poiché la tecnica è recente non ci sono ancora i dati per valutarne la sicurezza epidemiologica e l’effetto tossico sui nati. Gli sviluppi futuri riguarderanno molto probabilmente il tipo di sostanze utilizzate per la vitrificazione in favore di una sostituzione di quelle chimiche con quelle fisiologiche non tossiche e l’uso di supporti meccanici in grado sempre più di isolare gli ovociti dall’ambiente e dall’azoto libero.

Infine, recentemente è stata individuata un’altra promettente alternativa per preservare la fertilità: il congelamento del tessuto ovarico.
La parte più esterna dell’ovaio, definita corticale, contiene un alto numero di follicoli primordiali, vale a dire di possibili precursori dei follicoli che potranno svilupparsi durante i cicli mestruali. I follicoli primordiali, essendo piccoli e non differenziati, subiscono, in percentuale, danni limitati dal processo di congelamento. Inoltre, il congelamento del tessuto ovarico presenta alcuni potenziali vantaggi rispetto al congelamento di ovociti o embrioni: può essere eseguito anche in giovani che non hanno ancora raggiunto la pubertà (prepuberi), non necessita di stimolazione ovarica e quindi non ritarda l’inizio della terapia anti-tumorale.
Tuttavia, la procedura è ancora sperimentale e la coltura in vitro del tessuto ovarico umano scongelato nonché i suoi utilizzi futuri (autotrapianto, IVF, ecc.) richiede ulteriori studi.

Bibliografia
http://www.iss.it/binary/rpma/cont/lett.1213184904.pdf
http://www.iss.it/binary/rpma/cont/crioconservazione.1213182170.pdf