L’induzione dell’ovulazione nelle pazienti con PCOS

La sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) è un disordine endocrino caratterizzato da anovulazione ed iperandrogenismo, coinvolge il 5-10% della popolazione femminile in età riproduttiva e rappresenta una delle più comuni cause di infertilità nella donna.

Infatti, nonostante le pazienti affette da PCOS non siano pazienti sterili, possono presentare anovularietà e quindi difficoltà nel concepimento. Le terapie di induzione dell’ovulazione mirano ad ottenere un’ovulazione e quindi una possibile gravidanza.

Il 50-80% delle donne che soffrono di PCOS sono obese e la perdita di peso è considerata la terapia di prima linea per indurre l’ovulazione. Infatti, alcuni cicli ovulatori spontanei si ottengono, a volte, dopo la correzione del sovrappeso o immediatamente dopo la sospensione degli estroprogestinici. Quindi l'esercizio fisico e il controllo del peso vanno sicuramente raccomandati visto il loro forte impatto non solo sul quadro metabolico, ma anche sulla funzione ovarica e il ripristino della fertilità.

Qualora questo non avvenisse, l’ovulazione deve essere indotta farmacologicamente.

L’induzione farmacologica dell’ovulazione ai fini di ottenere una gravidanza si associa generalmente a monitoraggi ecografici della crescita follicolare, seguiti da rapporti mirati nelle giornate di ovulazione, inseminazioni intrauterine o tecniche di fecondazione assistita a seconda dell’indicazione specifica per una data coppia.

Quali sono in generale i farmaci utilizzati nell’induzione dell’ovulazione?

  • Citrato di clomifene
  • Ormoni Gonadotropine
  • Farmaci “insulino-sensibilizzanti”
  • Inositolo.

L'induzione farmacologia dell'ovulazione con citrato di Clomifene è considerata la 1° scelta ed è risolutiva nel 70% dei casi (70% ovulazione e nel 40-50% dei casi gravidanza).

Negli ultimi 10 anni, numerosi studi hanno mostrato come l’inositolo rappresenta un'efficace coadiuvante dei metodi di induzione dell’ovulazione in donne affette da Sindrome dell'Ovaio Policistico.

Il trattamento con inositolo induce importanti e favorevoli modificazioni del quadro della PCOS.
Esso infatti induce modificazioni positive dell’azione insulinica, della funzione ovulatoria e del livello di androgeni. Inoltre, può essere usato in associazione con acido folico per ridurre i livelli di omocisteina e con il clomifene per incrementare ulteriormente la percentuale di cicli ovulatori e il concepimento.
La presenza di inositolo è infatti considerata indice di buona qualità ovocitaria.

Il 50-70 % delle donne che soffrono di PCOS presenta una ridotta tolleranza al glucosio e quindi vari livelli di insulino-resistenza. Per tale motivo, i farmaci che riducono l’insulina rappresentano le nuove terapie che permettono di ripristinare il ciclo ovulatorio spontaneo, anche se l’efficacia della metformina è tuttora oggetto di ampio dibattito a causa degli effetti collaterali, sia in monoterapia sia in associazione con clomifene.

Infine, scelte secondarie di terapie per indurre l’ovulazione, dovute alla clomifene-resistenza, comportano l’uso delle gonadotropine, che possono essere somministrate effettuando un monitoraggio ecografico per evitare l’insorgenza di una sindrome da iperstimolazione ovarica. Anche se rimane alto il rischio di gravidanze plurime.


BIBLIOGRAFIA:
• PCOS: fattori di rischio, terapie e induzione dell’ovulazione. F.Salvagno, E. Dolfin, L.Delle Piane, G.Gennarelli, - Fisiopatologia della Riproduzione e PMA, Dipartimento di Discipline Ginecolgiche e Ostetriche, Università degli studi di Torino, ASO OIRM-Sant'Anna.
• Rotterdam ESHRE/ASRM-Sponsored PCOS Consensus Workshop Group. Revised 2003 consensus on diagnostic criteria and long-term health risks related to polycystic ovary syndrome. Fertil Steril 2004.
• Induzione dell’ovulazione nella PCOS. F. Fusi – Criteri di scelta e personalizzazione dei protocolli di stimolazione ovarica. 8th Annual Meeting of Mediterranean.