Quale è il ruolo della tecnologia di riproduzione assistita nel trattamento dell’infertilità legata all’età?

Human Fertility (Cambridge, England) – 18 Febbraio 2011

Marinakis G.; Nikolaou D.;
Academic Department of Obstetrics and Gynaecology, Imperial College London, Chelsea and Westminster Hospital, London, UK.

Abstract

Sebbene nel Regno Unito il limite massimo di età stabilito dal National Health Service (NHS) per la fecondazione in vitro (IVF) sia di 39 anni, c’è stato un incremento del numero di donne che hanno ricevuto trattamenti per la fertilità durante i 40 anni. Tuttavia l’indice di successo dell’IVF e dell’inseminazione intra-uterina (IUI) in questo ultimo gruppo (donne di 40 anni) rimane basso. I dati del 2006 riportati dalla Human Fertilisation and Embryology Authority (HFEA) mostrano che la percentuale dei nati vivi dopo la fecondazione in vitro è dell’11% nel gruppo di età 40-42, 4,6% nel gruppo 43-44 e meno del 4% nelle donne che superano i 44 anni. Gli autori di questo articolo hanno effettuato una ricerca nella letteratura scientifica sull’argomento, interrogando i database online e pubblicando una meta-analisi che riporta i risultati complessivi degli interventi per la fertilità nelle donne over 40. La ricerca mostra che le tecnologie di riproduzione assistita (ARTs) continuano ad avere bassi indici di nati vivi nelle donne over 40. Le prove mostrano che le tecniche di hatching assistito possono aumentare la probabilità di gravidanza nelle donne con una storia clinica povera. Il transfer delle blastocisti è associato a migliori esiti della gravidanza, laddove l’applicazione della selezione genetica preimpianto (PGS) nelle donne in età matura non aumenta l’indice di successo. Emerge, quindi, che la tecnologia di riproduzione assistita non ha ancora una risposta al declino della fertilità femminile con l’avanzare dell’età, ad eccezione della donazione dell’ovulo.

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