Cos’è:

L’inseminazione intrauterina (o IUI) è una tecnica di procreazione assistita cosiddetta di 1° livello o minore, in cui la fecondazione avviene tramite l’inserimento di spermatozoi direttamente nell’utero.

Quando si usa:

  •  nel caso in cui la fecondazione non avvenga spontaneamente per 12-24 mesi di rapporti regolari e non protetti da contraccettivi;
  • se almeno una delle tube di Falloppio è aperta nel test di pervietà tubarica (isterosalpingografia);
  • se il seme maschile non è compromesso gravemente;
  • se ci sono difficoltà sessuali che impediscono all’ovulo e allo spermatozoo di incontrarsi nelle vie genitali femminili.

Tipologie:

La IUI si distingue in due tipologie di intervento:

  • OMOLOGA, o intraconiugale (AIH), ovvero quando lo sperma proviene dal partner della donna. Questa pratica è la preferita dalle donne, nonostante i risultati non siano costanti, soprattutto in caso di oligoastenospermia (diminuzione del numero di spermatozoi presenti nel liquido seminale).
  • ETEROLOGA, o extraconiugale (AID). In questo caso lo sperma appartiene a un donatore. Potrebbe diventare la scelta principale in caso di azoospermia (mancanza di spermatozoi nel liquido seminale) o in presenza di malattie che possono essere trasmesse geneticamente dal padre.

Come si fa:

Prima di tutto si raccoglie un campione di sperma; questo viene poi centrifugato per separare gli spermatozoi dalle altre componenti del liquido seminale che possono risultare nocive al trattamento e fonte di infezione.
Questo procedimento può durare anche due ore.
Nel momento in cui l’ovulazione della donna è più probabile gli spermatozoi vengono iniettati attraverso la cervice direttamente nell’utero con un catetere. Questa procedura è indolore, ma alcune donne possono provare lievi crampi. Gli spermatozoi risalgono dall'utero alla tuba dove, nella regione più esterna (regione ampollare) fecondano l’uovo.

Quando funziona:

Le donne sotto i 35 anni hanno generalmente più probabilità di successo che quelle over 35.
È un metodo ripetibile, ma per non più di 4-6 cicli, statisticamente si correla con una percentuale di successo del 10-15%.
Il successo della IUI dipende soprattutto dalla salute della donna e dello sperma. Infatti, è stato riscontrato che questa tecnica funziona di più per gli uomini i cui spermatozoi hanno poca motilità e di meno per quelli che invece producono poco sperma.
Inoltre, non aiuta le donne che hanno una grave malattia delle tube di Falloppio, moderata o grave endometriosi, o una storia di infezioni pelviche.

Rischi:

I rischi dell’IUI sono legati alla stimolazione ovarica e pertanto alla possibilità di una gravidanza multipla. Sottoporsi alla IUI non fa aumentare il rischio che i bambini presentino difetti alla nascita, così come è minima la probabilità di sviluppare un’infezione, grazie all’aggiunta di antibiotici nel mezzo di coltura.
Ad ogni modo, è opportuno parlare con il proprio medico, per valutare al meglio i fattori che decideranno se è il caso di sottoporsi alla IUI o invece preferire un altro metodo di procreazione assistita.

Legislazione:

Nel 2004 in Italia è stata approvata la legge 40, che reca “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”.
L’articolo 1 di tale legge afferma che: “al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito”, e che “il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità”. Clicca qui per saperne di più.

FONTI:

  • ASRM (American Society for Reproductive Medicine)
  • WHO (World Health Organization)
  • Cecos Italia
  • SIERR (Società Italiana di Embriologia Riproduzione e Ricerca)