L’insulino-resistenza nel periodo adolescenziale

La Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS) è ormai senza dubbio associata a conseguenze metaboliche importanti come il diabete di tipo 2 e la Malattia Cardiovascolare. Nella pratica clinica corrente infatti, è usuale che in un’adolescente affetta da PCOS vengano ricercate l’Insulino-Resistenza (IR) e la Sindrome Metabolica (SM).

Gli studi hanno dimostrato che i livelli di insulina durante la pubertà sono più alti di quanto non siano in età adulta o negli anni precedenti la pubertà. Per la prima volta negli anni '80, è stata scoperta una diminuzione nell'assorbimento del glucosio negli adolescenti sani rispetto ai bambini in età pre-puberale.

Un ampio studio in bambini senza diabete ha dimostrato la maggior insulino-resistenza dall'età di 12 anni fino a 14 anni in entrambi i sessi e indipendentemente dai gruppi etnici, con un ritorno quasi ai livelli pre-puberali nei giovani al di sopra dei 16 anni di età.

I principali cambiamenti ormonali associati con l'inizio della pubertà comprendono un raddoppiamento nella secrezione di ormone della crescita e un aumento degli steroidi sessuali che portano allo sviluppo dei caratteri sessuali secondari, un aumento notevole in altezza, e un cambiamento nella massa corporea. Così, sia l'ormone della crescita sia gli steroidi sessuali sono potenziali candidati ormonali per indurre insulino-resistenza durante la pubertà.

Una volta che la pubertà è completata, i livelli di ormone della crescita declinano. Inoltre, l'ormone della crescita è conosciuto per essere un fattore importante nella riduzione della sensibilità all'insulina. È noto che il metabolismo del glucosio è correlato inversamente con l'ormone della crescita e/o i livelli del fattore di crescita simi insulinico. Inoltre, è stata notata una correlazione tra la velocità di crescita e un aumento della insulinemia a digiuno in adolescenti puberali senza diabete.

ATTIVITA’ FISICA
Secondo uno studio dell’University of Georgia e del Dipartimento di Educazione Fisica dell’Accademia Militare degli Stati Uniti di West Point l’attività fisica può avere un effetto preventivo nei confronti dell’insulino-resistenza; infatti, per il trattamento del diabete l’esercizio fisico è raccomandato a tutte le età. Inoltre, altre ricerche hanno già provato che, indipendentemente dall’età, un programma di allenamento metodico migliora la regolazione del glucosio. Dieta e attività fisica sono tra le prime cose a cui pensare nei pazienti pediatrici in fase pre-diabetica, cioè quando si sta sviluppando l’insulino-resistenza periferica, che prelude alla comparsa della malattia vera e propria. Messi insieme, l’esercizio e lo stile di vita sano, possono rallentare in modo piuttosto efficace lo sviluppo o la progressione dell’insulino-resistenza.

DIETA
Seguire una dieta a basso indice glicemico (la velocità con cui aumenta la concentrazione di glucosio nel sangue dopo l'assunzione di quell'alimento) è un modo per ridurre l’insulino-resistenza. Dopo l'assunzione di carboidrati ad alto indice glicemico, la glicemia subisce un brusco innalzamento, viene secreta moltissima insulina con conseguente iperstimolazione dei tessuti.
Quali sono gli alimenti a basso indice glicemico?
Frutta e verdura, latticini, cereali integrali, pasta cotta al dente. Gli alimenti ad alto indice glicemico invece, sono tutti quelli facilmente assimilabili: zucchero, riso, patatine, wafer, biscotti, dolci e torte, bevande zuccherate, gasate. Altri alimenti su cui fare attenzione per il loro medio-alto indice glicemico sono: pane bianco, biscotti, patate, croissant, uva passa, alcuni tipi di frutta.

FARMACOLOGIA
La Metformina è un farmaco ipoglicemizzante orale utilizzato per decenni per il trattamento del diabete di tipo 2. Recenti studi hanno indicato che migliora le anomalie delle donne con sindrome dell'ovaio policistico, intervenendo con la diminuzione dei livelli degli androgeni, con la regolarizzazione del ciclo mestruale e della funzione ovulatoria. Inoltre, corregge l’elevata concentrazione di lipidi nel sangue, comunemente associata con la sindrome. Questo farmaco aumenta il numero dei recettori dell’insulina nel tessuto muscolare e adiposo e non incrementa la secrezione dell’insulina, ma solo la sensibilità a essa, senza causare ipoglicemia.

FONTI: Associazione AMEC, Medicina360, NewsMedical