I fattori di vulnerabilità della fecondazione

In un video della Fondazione Graziottin e pubblicato su YouTube, la Prof.ssa Graziottin, attraverso un linguaggio semplice e l’ausilio di immagini, ci presenta le modalità in cui si realizza la fecondazione, con l’obiettivo di individuare la vulnerabilità di questo processo in caso di malattie sessualmente trasmesse. 

Si parte dal rapporto sessuale alla base della fecondazione. Ma se questo rapporto è chiaro per tutti, non è altrettanto noto a tutti – afferma la Graziottin - dove, all’interno dell’apparato genitale femminile, avvenga l’incontro “fatale” tra spermatozoo e ovulo e quindi la fecondazione. Una volta liberato nel collo dell’utero, lo sperma risale dentro la cavità uterina e percorre la tuba. 

Nel momento in cui c’è l’ovulazione, il follicolo libera l’uovo da fecondare, che viene aspirato dalle fimbrie della tuba (simili a dita della mano), che a loro volta catturano l’ovocita e lo trasportano nel terzo esterno della tuba, luogo in cui avviene proprio la fecondazione. 

In 3 giorni l’uovo fecondato viene portato all’interno nell’utero, dove dopo altri 3 -4 giorni si iniziano a formare le prime cellule della placenta e c’è l’annidamento.

Tra la fecondazione e l’annidamento passa quindi una settimana circa.

Le malattie sessualmente trasmesse possono creare vulnerabilità al modo in cui l’ovulo fecondato viene trasportato dalla tuba all’utero.

Infatti, le pareti della tuba sono caratterizzate da uno strato di cellule e da un epitelio cigliato, che, come un tapis-roulant, trasporta l’uovo fecondato dal terzo esterno della tuba alla cavità uterina.

La salpingite è un’infiammazione che colpisce le tube e può portare alla lesione dell’epitelio cigliato e di conseguenza ad impedirne la funzione di trasporto. Ecco perché in presenza di queste infiammazioni è alto il rischio di gravidanze extrauterine. 

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Fonte: www.fondazionegraziottin.it