Fecondazione: con l’età aumentano i rischi per la madre e il bambino

Sebbene una quarantenne di oggi goda spesso di ottima salute (rispetto a una donna matura di 30 anni fa) l'età si fa sentire. Aumentano i rischi di ipertensione, preeclampsia, disfunzioni della tiroide, problemi di coagulazione del sangue e diabete.

Il rischio della comparsa di alcuni disturbi e malattie, che possono compromettere la fertilità, come fibromi, problemi alle tube, endometriosi, aumenta con l’età. Se a 23 anni, ogni ovulazione ha il 28% di probabilità di trasformarsi in gravidanza, a 40 ne ha il 12%, e queste scendono drasticamente di anno in anno. 

Gli ovociti, di numero finito (determinato dal codice genetico) non solo diminuiscono, ma peggiorano di qualità, perché invecchiano. Inoltre ovaie, utero ed endometrio sono meno ricettivi. Inoltre, le donne che hanno avuto operazioni alle ovaie, subito cicli di chemio o radioterapia, che hanno sofferto di infezioni pelviche, che hanno fumato in giovinezza o hanno storie familiari di menopausa precoce hanno più probabilità, con l’avanzare degli anni, di correre più rischi di un declino prematuro del loro patrimonio ovarico. 

In altre parole di esaurire prima la loro “riserva ovarica”. 

Rispetto alla mamma, i rischi per il nascituro sono maggiori: il concepimento in età “matura” comporta l’aumento di rischio di anomalie cromosomiche nel feto, come le aneuploidie (per eccesso o per difetto nel numero dei cromosomi) e di aborti spontanei. 

La più frequente tra le aneuploidie è la trisomia 21, nota anche come Sindrome di Down, causata dalla presenza di un cromosoma 21 in più e dovuto nel 90% dei casi alla mancata divisione del cromosoma materno, spesso correlato all’età. 

Dopo i 40 anni infatti vi sono maggiori probabilità di rischi genetici tanto che la probabilità di generare figli affetti dalla sindrome di Down è di 

  • una su 1500 a 20 anni
  • una su 280 tra i 35 e i 39 anni
  • una su 25 all’età di 46 anni 

Oltre alla sindrome di Down vi sono altre patologie cromosomiche che si osservano più frequentemente con l'avanzare dell'età materna, pertanto il SSN prevede l'amniocentesi gratuita a partire dai 35 anni. 

Anche in ambito PMA l’età materna influenza il successo dell’impianto di embrioni morfologicamente normali. Infatti, è stata registrata una maggior percentuale di aneuploidie e aborti spontanei nelle donne avanti con gli anni. In particolare, il tasso degli aborti spontanei durante un ciclo di fecondazione assistita a fresco (non attraverso la crioconservazione) aumenta progressivamente con l’età della donna:

  • 11,4 % in donne tra i 33 e i 34 anni 
  • 13,7 % in donne tra i 35 e i 37 anni 
  • 19,8 % in donne tra i 38 e i 40 anni 
  • 29,9 % in donne tra i 41 e i 42 anni 
  • 36,6 % in donne con più di 42 anni 

Secondo il parere del “Comitato di Ginecologia del Collegio di Ostetrici e Ginecologi” americano e del “Comitato della Società Americana di Medicina della Riproduzione” la fertilità femminile è strettamente correlata all'età riproduttiva e declina ben prima dell'inizio delle irregolarità mestruali che precedono la menopausa. 

Gli esperti in Medicina della Riproduzione raccomandano pertanto che le donne che desiderano un figlio dovrebbero divenire consapevoli dell'impatto negativo dell'età sulla fertilità. In particolare, le donne con più di 35 anni, dovrebbero disporre di una diagnosi e di un trattamento tempestivi, anche solo dopo sei mesi di fallimento riproduttivo. 

FONTE: “Età femminile e declino della fertilità”, ISS - Registro Procreazione Medicalmente Assistita